Il Vangelo attraverso la lente del Covid-19, la quarantena e i vaccini

Una particolare e nuova tipologia di Coronavirus, denominato COVID-19, è apparso in Cina verso la fine del 2019. Solo pochi mesi dopo si è propagato velocemente in tutto il mondo, infettando più di 4.000.000 di persone, uccidendone oltre 280.000, diffondendosi in ogni paese.

La rapida diffusione del COVID-19 fa tremare tutto il pianeta. Le persone non sanno in che modo fermare la diffusione di questa malattia infettiva, che ha invaso tutta la terra. Gli studiosi sostengono che il miglior modo per fermare la sua diffusione è tramite la strategia del distanziamento sociale, o la quarantena. Ciò ha portato le autorità di tutto il mondo a impostare delle regole di blocco e d’isolamento. Nella maggior parte dei casi le persone non possono fare assembramenti, devono mantenere una distanza di almeno due metri dagli altri- e se qualcuno è stato in contatto con un positivo al coronavirus, deve isolarsi completamente e non deve assolutamente avere contatti sociali.

Allo stesso tempo, i ricercatori stanno lavorando giorno e notte per trovare il vaccino. Una volta scoperto, il piano prevederebbe di iniettarlo nelle persone, in modo che i loro corpi sviluppino delle difese.

Le misure estreme d’isolamento, la quarantena e la ricerca di un vaccino contro il coronavirus, danno un’immagine viva di come procedere nel curare un altro tipo di virus – quello spirituale. Curare il virus spirituale è al centro della missione di Gesù e del Vangelo del Regno dei Cieli. Se il coronavirus ha portato tanta preoccupazione e i leader di tutto il pianeta stanno prendendo delle misure drastiche, per proteggere i loro cittadini e per capire come sconfiggerlo, allora forse è il caso di comprendere anche la controparte spirituale, in modo da non essere colti impreparati, da questa minaccia. La pandemia di COVID-19 è utile per farci capire meglio il Vangelo, in quanto ci informa sul peccato, ci racconta del Paradiso e dell’Inferno, ma anche della missione che Gesù ha svolto sulla terra.

Prima parliamo della malattia infettiva…

Un’infezione mortale e contagiosa

Non è piacevole pensare al COVID-19 ma purtroppo è un argomento che non possiamo evitare, la Bibbia parla molto del peccato e delle sue conseguenze – ecco un altro argomento che cerchiamo sempre di evitare. L’immagine che la Bibbia usa per descrivere il peccato è quella di una malattia infettiva, che si è diffusa e sta uccidendo la razza umana:

Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato… (Romani 5:12)

Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento. (Isaia 64:6)

Mosè e Il Serpente di Bronzo

Una storia che collega la malattia e la morte, e che Gesù ha legato alla Sua missione, è il racconto dei serpenti che infestano il campo Israelita, ai tempi di Mosè. Bisognava trovare subito una cura, prima che fossero sopraffatti dalla morte:

4 Poi gli Israeliti partirono dal monte Or, andarono verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; durante il viaggio il popolo si perse d’animo. Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». Allora il Signore mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. (Numeri 21:4-9)

Nell’Antico Testamento una persona diventava impura per via delle malattie infettive, toccando corpi morti o peccando. Questi tre elementi erano collegati tra loro. Il Nuovo Testamento sintetizza così la situazione in qui ci troviamo oggi:

Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. (Efesini 2:1-2)

La parola morte nella Bibbia significa “separazione” e implica sia la morte fisica (l’anima separata dal corpo), che quella spirituale (l’anima separata da Dio). Come un virus dentro di noi, il peccato provoca un’immediata morte spirituale, che col tempo porta a quella fisica. Anche se preferiamo non pensare a cose del genere, la Bibbia considera il peccato tanto reale quanto lo è il COVID-19, ma ci rivela il vaccino…

Il vaccino – attraverso la morte del Seme

Sin all’inizio, la Bibbia tratta il tema di un seme in arrivo. Un seme è in sostanza un pacchetto di DNA, che può spiegarsi e svilupparsi in una nuova vita. Il DNA in un seme è un’informazione specifica, da cui vengono ricavate grandi molecole di forme specifiche (proteine). Essendo grandi molecole (chiamate antigeni) di una forma specifica, assomigliano ad un vaccino. Questo seme promesso sin dall’inizio del genere umano, avrebbe risolto il problema del peccato e della morte per le generazioni future.

“E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo e tu ferirai il suo calcagno”. (Genesi 3:15)

Vedi qui per ulteriori dettagli riguardo la donna e il suo seme. In seguito il seme fu promesso di venire attraverso Abramo per raggiungere tutte le nazioni.

“E tutte le nazioni della terra saranno benedette dal tuo seme, perché tu hai ubbidito alla mia voce”. (Genesi 22:18)

In questi casi si parla di un seme, dunque è singolare. Quello che doveva venire è un “Lui”, non “loro” o “esso”. Nel Vangelo, Gesù viene indicato come il seme promesso – ma con una svolta – il seme sarebbe morto.

“Ma Gesù disse loro: “L’ora è venuta, in cui il Figlio dell’uomo deve essere glorificato”. Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto”. (Giovanni 12:23-24)

Lui è morto al posto nostro:

però vediamo colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e di onore a motivo della morte che ha sofferto, affinché, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti. (Ebrei 2:9)

Certi tipi di vaccini riescono ad uccidere il virus e vengono iniettati nel nostro corpo, per poterlo aiutare a produrre gli anticorpi necessari. Così il nostro sistema immunitario può difenderci. In modo simile, la morte di Gesù consente a quel seme di abitare in noi, per aiutarci a sviluppare una difesa immunitaria, contro quel virus spirituale che si chiama peccato.

“Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare perché è nato da Dio”. (1 Giovanni 3:9)

Senza un vaccino efficace l’unica opzione che ci rimane (così come con il COVID-19 poiché nessun vaccino è stato ancora sviluppato) è stare in quarantena. Questo vale anche per il regno spirituale. Questo tipo di quarantena viene comunemente conosciuta come Inferno. Com’è possibile?

Quarantena – Una Separazione del Paradiso e dell’Inferno

Gesù insegnò riguardo alla venuta del “Regno dei Cieli”. Quando pensiamo al “Paradiso”, spesso lo immaginiamo come un posto in cui le “strade sono coperte d’oro”. Ma la più grande speranza del Regno è quella di essere un ambiente con cittadini onesti e altruisti. Rifletti su quante costruzioni erigiamo nei nostri “regni” terrestri, per proteggerci. Tutti abbiamo serrature alle porte delle nostre case, sistemi di sicurezza avanzati; chiudiamo a chiave le nostre macchine; consigliamo ai nostri figli di non parlare con gli estranei. Ogni città ha il proprio dipartimento di polizia. Proteggiamo con attenzione i nostri dati online. Pensa a quanti sistemi, pratiche e procedure, abbiamo attuato nei nostri “regni terrestri” per difenderci; questo ti può dare una prospettiva del problema del peccato in cielo.

Se Dio stabilisse un regno nel “Paradiso” e poi ci invitasse a diventare suoi cittadini, lo trasformeremmo rapidamente nell’inferno in cui abbiamo cambiato questo mondo. L’oro che coprirebbe le strade, sparirebbe in pochissimo tempo. Il nostro peccato deve essere sradicato, proprio come il COVID-19, per avere una società sana. Chiunque abbia “mancato” (il significato del peccato) questo perfetto standard, non entrerà nel Regno dei Cieli – perché sarebbe distrutto. Una quarantena sarebbe stata forzata.

Che cosa succede quindi a chi viene messo in quarantena e gli viene negato l’ingresso? Nel mondo, se ti viene vietato l’accesso in un Paese, non puoi usufruire delle sue risorse e benefici (godere del suo benessere, delle cure mediche ecc.). Tutto sommato, le persone di tutto il mondo, anche i terroristi che fuggono da un paese all’altro, godono degli stessi servizi base della natura, come respirare l’aria, vedere la luce del sole, come tutte le altre persone.

Ma chi ha creato luce? La Bibbia dichiara:

Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. (Genesi 1:3)

Se questo è vero, allora tutta la luce è proprietà di Dio – e ci è stata data in prestito. Ma con l’istituzione finale del Regno dei Cieli, la Sua luce sarà trasferita nel Suo Regno. Quindi “fuori” sarà “buio” – proprio come Gesù ha descritto l’Inferno in questa parabola:

Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi, [prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”. (Matteo 22:13)

Se è vero che esiste un Creatore, la maggior parte delle cose che diamo per scontate, supponendo che siano “nostre”, appartengono a Lui. Se pensiamo ad una entità di base come la “luce”, ed osserviamo il mondo che ci circonda, riflettendo sulle capacità naturali che possediamo, come il pensiero e la parola, ci rendiamo conto che non abbiamo alcun mezzo per crearle in modo autonomo, ma ci è permesso di usarle. Quando il Regno sarà finalizzato, il Proprietario le rivendicherà.

Quando il COVID-19 ha iniziato a confonderci e a minacciarci con la morte, non ci siamo ribellati alla quarantena consigliata dagli esperti. Nello stesso modo, non ci deve sorprendere sentire l’insegnamento di Gesù, mentre racconta la parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro :

Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”. (Luca 16:26)

Fare il vaccino – la spiegazione di Gesù riguardo il serpente di bronzo

Gesù una volta spiegò la Sua missione, usando la storia di Mosè e dei serpenti velenosi. Pensa a cosa succede alle persone morse da questi serpenti.

Quando qualcuno viene morso da un serpente velenoso, il veleno entra pericolosamente nel corpo, come un infezione da virus. La procedura standard di primo soccorso, consiste nel cercare di succhiare fuori il veleno; legare strettamente l’arto morso, in modo che il sangue non scorra e il veleno non si diffonda, limitando ogni movimento del corpo, in modo che il battito cardiaco non pompi rapidamente il veleno in tutto il corpo.

Quando i serpenti morsero gli Israeliti, gli fu detto di guardare il serpente di bronzo appeso su un’ asta, per poter guarire. Riesci a immaginare come una persona morsa dal serpente possa rotolare fuori dal proprio letto, per guardare da vicino il serpente di bronzo e poi guarire? Nel campo Israelita abitavano circa 3 milioni di persone (di cui oltre 600.000 uomini in età militare) – e aveva le dimensioni di una grande città moderna. C’erano alte probabilità che le persone morse si trovassero a diversi chilometri di distanza, e non riuscissero a vedere il serpente di bronzo. Dovevano dunque fare una scelta. Usare delle precauzioni standard del tipo: legare stretto la ferita e non muoversi, per limitare il flusso sanguigno e la diffusione del veleno. Oppure fidarsi del rimedio annunciato da Mosè: camminare per diversi chilometri, per guardare il serpente di bronzo appeso sull’asta, innalzando il flusso sanguigno, rischiando la diffusione del veleno. Fidarsi o meno delle parole di Mosè avrebbe determinato il modo di agire di ogni persona.

Gesù si riferì proprio a questo quando disse:

«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui [non perisca, ma] abbia vita eterna. (Giovanni 3:14-15)

Gesù sta affermando che la nostra situazione è uguale alla storia dei serpenti. I rettili che infestano il campo sono come il peccato che è in noi e nella nostra società. Siamo infettati dal veleno del peccato e questo comporterà la nostra morte eterna, che richiede la Quarantena dal Regno dei Cieli. Dunque Gesù connette il suo essere sollevato sulla croce, al serpente di bronzo sollevato su un’asta. Proprio come il serpente di bronzo poteva guarire gli Israeliti dal veleno mortale, così Gesù può sanare dal veleno del peccato. Gli Israeliti nel campo dovevano guardare nella direzione del serpente. Ma per farlo avrebbero dovuto fidarsi totalmente della soluzione fornita da Mosè, agendo in modo da rallentare la frequenza cardiaca. Fu la loro fiducia nella provvidenza di Dio che li salvò. Lo stesso vale per noi. Non guardiamo fisicamente la croce, ma confidiamo nelle indicazioni forniteci da Dio, per salvarci dall’infezione del peccato e della morte:

mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia. (Romani 4:5)

Non confidiamo nelle nostre capacità per combattere l’infezione, bensì crediamo in Dio che ha sviluppato il vaccino nel Seme. Fidiamoci di Lui e dei dettagli che ci ha fornito riguardo al vaccino. Questo è il motivo per cui “Vangelo” significa “Buona notizia”. Chiunque viene a sapere che un vaccino è disponibile ed offerto gratuitamente, dopo essersi infettato – la considera una buona notizia.

Vieni a vedere

Naturalmente abbiamo bisogno di un motivo per fidarci sia della diagnosi, che del vaccino. Non osiamo dare la nostra fiducia ingenuamente. Come in una delle prime discussioni su questo tema:

Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, [il] figlio di Giuseppe». 46 Natanaele gli disse: «Può forse venire qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere». (Giovanni 1:45-46)

Il Vangelo ci invita ad avvicinarsi e vedere, ad esaminare quel Seme. Molti articoli lo fanno, focalizzandosi su varie domande che potremmo avere, tra cui la risurrezione, l’affidabilità della Bibbia e la sintesi generale del Vangelo. Vieni a vedere come Natanaele ha scelto di fare tanto tempo fa.

Qual è il Messaggio del Libro?

Bibbia significa letteralmente “Il Libro”. E’ stato il primo testo nella storia ad essere stato rilegato nella forma di libro, che conosciamo oggigiorno. E’ un classico, destinato a tutti i popoli ed a tutte le nazioni della terra. A causa di ciò, questo grande libro è stato tradotto in quasi tutte le lingue del mondo. La Bibbia ha avuto una profonda influenza su molte nazioni ed è attualmente il libro più letto del pianeta. Ma è piuttosto lungo, e ha una storia complessa. Per questo motivo molti di noi non ne conoscono o comprendono a pieno, la tematica principale. Questo articolo prenderà una frase dal suo interno, per spiegarne il suo tipico messaggio.

Il messaggio del Libro

Gesù venne sulla terra per offrire sé stesso come sacrificio per salvarci dai nostri peccati e farci riappacificare con Dio. La legge del sacrificio fu praticata sin dall’inizio della storia umana. Fu confermato da Dio stesso quando chiese ad Abramo di immolare il suo unico figlio sul Monte Moria. Anche il sacrificio della Pasqua ebraica fu un chiaro segno che indicava il giorno dell’anno in cui Gesù sarebbe stato ucciso.

Perché il Suo sacrificio è così importante? Vale la pena porsi questa domanda. La Bibbia risponde attraverso la legge:

Perché il salario del peccato è la morte… (Romani 6:23)

“Morte” significa letteralmente “separazione”. Quando la nostra anima si separa dal corpo, moriamo fisicamente. Similmente siamo ora spiritualmente separati da Dio. Questo perché Dio è Santo e senza peccato. Noi gli abbiamo  disobbedito sin dalla creazione,  diventando così dei peccatori.

Per capirlo meglio prova ad immaginare noi vicino ad un dirupo e Dio sul lato opposto: un abisso senza fine ci separa. Proprio come un ramo tagliato dall’albero perde vita, così noi siamo morti spiritualmente e tagliati fuori dalla presenza di Dio quando pecchiamo.

I nostri peccati ci separano da Dio come un abisso separa due scogliere
I nostri peccati ci separano da Dio come un abisso separa due scogliere

Questa separazione provoca paura e sensi di colpa. Ciò ci spinge a “costruire dei ponti” in un modo del tutto naturale, nella speranza che ci possano portare dalla parte in cui ci troviamo (quella della morte) alla parte di Dio. E lo facciamo in diversi modi: andando in chiesa, pregando di più, diventando religiosi, riflessivi, attivi, facendo buone opere, aiutando i poveri e così via. Molte persone credono che con le loro opere di carità possano ottenere dei meriti davanti a Dio. Sono addirittura convinti che Dio desideri esattamente questo da tutti noi. Questo accade sopratutto in società in cui la chiesa, che sia essa cristiana, ortodossa, cattolica o protestante, è diventata parte essenziale della cultura.

Le azioni che aiutano a guadagnare questi meriti possono essere molto difficili, e dedicare loro la vita può rivelarsi molto complicato. Questo viene illustrato nella figura seguente.

I buoni sforzi - per quanto possano essere utili - non possono colmare la separazione tra noi e Dio
I buoni sforzi – per quanto possano essere utili – non possono colmare la separazione tra noi e Dio

Il fatto è che i nostri sforzi e le nostre azioni, anche se non sbagliate, sono insufficienti a pagare il prezzo richiesto per i nostri peccati: il loro salario è la morte. I nostri sforzi non sono altro che un “ponte”, che cerca di colmare il divario che ci separa da Dio, senza mai riuscirci. Questo perché delle opere meritevoli non possono risolvere il nostro problema alla radice. È come se cercaste di guarire il cancro (che porta alla morte) mangiando vegetariano; può andar bene, può anche risultare gustoso, ma di certo non curerà il cancro. Per curare una malattia del genere avrai bisogno di un trattamento completamente diverso. La legge annuncia una cattiva notizia – così brutta che spesso non vogliamo neanche ascoltarla, riempiendo così le nostre vite di attività, sperando che essa scompaia. Ma la Bibbia sottolinea questa Legge del peccato e della morte per focalizzare la nostra attenzione sulla cura, che è semplice e potente.

Perché il salario del peccato è la morte ma … (Romani 6:23)

La piccola parola “ma” mostra che la direzione del messaggio sta per cambiare, verso la Buona Novella del Vangelo, verso la cura. Mostra sia la bontà che l’amore di Dio.

Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore (Romani 6:23).

La buona notizia del Vangelo è che il sacrificio della morte di Gesù è sufficiente per colmare questa separazione tra noi e Dio. Lo sappiamo perché tre giorni dopo la sua morte Gesù è risorto fisicamente, tornando in vita in una risurrezione fisica. Molti di noi non conoscono le prove e le evidenze riguardo la Sua risurrezione. Il sacrificio di Gesù fu profeticamente anticipato nel sacrificio di Abramo e nel sacrificio della Pasqua. Questi segni ci sono stati dati per aiutarci a trovare la cura.

Gesù era un uomo che visse una vita senza peccato. Perciò può comprendere sia il lato umano, che quello divino, e far superare il divario che separa Dio e le persone. È un “Ponte verso la Vita” che può essere raffigurato in questo modo:

Gesù è il ponte che attraversa l'abisso tra Dio e l'uomo
Gesù è il ponte che attraversa l’abisso tra Dio e l’uomo

Notate il modo in cui il sacrificio di Gesù ci è stato donato. È offerto come un… ‘regalo‘. Pensa ai doni. Non importa quale sia il presente, se si tratta davvero di un dono è un qualcosa per cui non lavori e che non guadagni per merito. Se lo avessi guadagnato, il regalo non sarebbe più tale – sarebbe un salario! Allo stesso modo non puoi meritare o guadagnare il sacrificio di Gesù. Ti è stato regalato. È così semplice.

E qual è il regalo? La “vita eterna“. Ciò significa che il peccato che ha causato la morte è ora cancellato. Il “Ponte della Vita” di Gesù permette di riconnetterci con Dio e ricevere la vita, che dura per sempre. Dio ci ama tanto. È così potente.

Allora, come facciamo ad ‘attraversare’ questo Ponte della Vita? Ancora una volta, pensa ai regali. Se qualcuno vuole darti un presente, devi “riceverlo”. Ogni volta che viene offerto un dono ci sono due alternative. O viene rifiutato (“No grazie”) o viene ricevuto (“Grazie, lo prenderò”). Quindi anche questo dono offerto deve essere ricevuto. Non può semplicemente essere creduto mentalmente, studiato o capito. Questo concetto è illustrato nella prossima figura in cui “camminiamo” sul Ponte rivolgendoci a Dio, ricevendo il dono che ci offre.

Il sacrificio di Gesù è un dono che ognuno di noi deve scegliere di ricevere
Il sacrificio di Gesù è un dono che ognuno di noi deve scegliere di ricevere

Quindi, come riceviamo questo dono? La Bibbia dice questo:

Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato (Romani 10:12).

Si noti che questa promessa è per “tutti”. Da quando è risorto dalla morte Gesù è vivo ed è il “Signore”. Quindi se lo invochi, ti ascolterà e ti darà il Suo dono. Parlagli e chiedigli: conversa con Lui. Forse non l’hai mai fatto. Di seguito troverai una preghiera che può guidarti in questo. Non è una formula magica. Non sono le singole parole ad avere potenza. È la stessa fede che ebbe Abramo che ci da questo dono. Quando ci fidiamo di Lui, ci ascolterà e risponderà. Il Vangelo è potente, eppure anche molto semplice. Sentiti libero di seguire queste parole se lo trovi utile.

Caro Signore Gesù. Capisco che con i miei peccati sono separato da Dio. Sebbene io possa provarci con tutto il mio impegno, nessuno mio sforzo o sacrificio colmerà questa separazione. Ma capisco che la tua morte è stata un sacrificio per lavare via tutti i miei peccati. Credo che sei risorto dai morti dopo il tuo sacrificio, quindi so che è stato sufficiente. Ti chiedo per favore di purificarmi dai miei peccati e guidarmi a  Dio per poter avere la vita eterna. Non voglio vivere una vita asservita al peccato, quindi per favore liberamene. Grazie, Signore Gesù, per aver fatto tutto questo per me e guidami nella mia vita per seguirti come mio Signore.

Amen

 Informazioni su di me: La saggezza che ho imparato da un playboy ubriacone

Voglio condividere in che modo il Vangelo sia diventato significativo per me, un viaggio influenzato da Salomone e dalla sua sincera ricerca del piacere e della saggezza. Questo ti consentirà di avere una visione personale degli articoli riportati su questo sito Web (a proposito di informazioni… mi chiamo Ragnar Oborn e attualmente vivo in Canada. Sono sposato e ho un figlio. Ho studiato all’Università di Toronto, a quella di New Brunswick e poi all’Università di Acadia).

Irrequietezza di un giovane privilegiato

Sono nato in una famiglia di ceto medio-alto. Sono originario della Svezia ma la mia famiglia emigrò in Canada, quando ero giovane. Sono cresciuto all’estero, spostandomi in diversi paesi come l’Algeria, la Germania e il Camerun, e infine sono tornato in Canada per studiare all’università. Come tutti anche io volevo (e tutt’ora desidero) sperimentare una vita piena di felicità, di pace, un’esistenza che avesse un senso e uno scopo, e anche delle belle relazioni con le persone.

Vivendo in diverse società e religioni secolari ed essendo un avido lettore, sono stato esposto a idee diverse, sul significato di concetti come “verità” e “vita piena”. Ho notato che sebbene io (e la maggior parte delle persone in Occidente) fossimo benestanti, avessimo a disposizione tecnologie ed opportunità senza precedenti per raggiungere i nostri obiettivi, il loro valore era effimero. Mi sono accorto di quanto le relazioni fossero più superficiali e passeggere di quelle delle generazioni precedenti. Termini come “generazione della corsa sfrenata” sono stati usati per descrivere le nostre vite. Mi è stato insegnato che se avessimo potuto ottenere solo “qualcosa in più”, c’è l’avremmo fatta. Ma quanto di più? E poi più di che cosa? Più soldi? Più conoscenza scientifica? Più tecnologia? Più piacere?

Da giovane le mie preoccupazioni le descriverei probabilmente come una vaga irrequietezza. Poiché mio padre era un ingegnere espatriato in Africa, ho frequentato degli adolescenti occidentali ricchi, privilegiati ed istruiti. Ma la vita lì era talmente semplice, che bastava poco per divertirsi. Ma io e i miei amici sognavamo di tornare nei nostri paesi d’origine e goderci la TV, il buon cibo, le opportunità e le facilità della vita occidentale – solo questo ci faceva sentire “soddisfatti”. Ma quando sono tornato in Canada e poi andato in Europa, dopo l’eccitazione iniziale, tornavo ad essere di nuovo irrequieto. Peggio ancora, notai che anche gli occidentali lo erano esattamente come me. Qualunque cosa possedessero (che era sempre abbondante), volevano sempre averne di più.

Pensavo di trovare la pace “se” avessi avuto una ragazza. E per un po’ questo sembrò riempire il vuoto dentro di me, ma dopo alcuni mesi ero di nuovo da capo a dodici. Pensavo che dopo aver finito il liceo, sarei “arrivato” al traguardo. Finalmente avrei potuto prendere la patente, essere indipendente e la mia ricerca di pace sarebbe finita. Ora che sono più maturo sento parlare della pensione, come un obiettivo che porta alla soddisfazione. Può una persona essere felice solo quando arriva alla vecchiaia? Trascorriamo tutta la nostra vita ad inseguire una cosa dopo l’altra, senza mai accontentarci, pensando che i nuovi obiettivi ci renderanno felici, per poi… renderci conto che le nostre vite stanno volgendo al termine! Tutto questo sembra inutile!

La Saggezza di Salomone

Durante tutti questi anni, gli scritti di Salomone hanno avuto un grande impatto su di me. Salomone, il re dell’antico Israele, famoso per la sua saggezza, scrisse diversi libri nel Vecchio Testamento. In Ecclesiaste, descrisse l’irrequietezza che stavo vivendo. Affermò:

1 Io ho detto in cuor mio: «Andiamo! Ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere!» 3 Io presi in cuor mio la decisione di abbandonare la mia carne alle attrattive del vino e, pur lasciando che il mio cuore mi guidasse saggiamente, di attenermi alla follia, per vedere ciò che è bene che gli uomini facciano sotto il cielo… 4 mi costruii case, mi piantai vigne, 5 mi feci giardini e parchi, e vi piantai alberi fruttiferi di ogni specie… 7 ebbi pure greggi e armenti in gran numero, più di tutti quelli che erano stati prima di me a Gerusalemme. 8 Accumulai argento, oro e le ricchezze dei re e delle province; mi procurai dei cantanti e delle cantanti… 9 Così divenni grande e superai tutti quelli che erano stati prima di me a Gerusalemme; la mia saggezza rimase essa pure sempre con me. 10 Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia, poiché il mio cuore si rallegrava di ogni mia fatica, ed è la ricompensa che mi è toccata di ogni mia fatica. (Ecclesiaste 2:1-10)

Ricchezze, fama, saggezza, progetti, donne, piacere, regno, carriera, vino… Salomone aveva tutto questo – e molto di più di chiunque altro del suo tempo e del nostro. L’intelligenza di Einstein, la ricchezza di Bill Gates, la vita sociale e sessuale di Mick Jagger, la stirpe reale come quella del principe William della famiglia reale britannica, tutto in uno. Chi potrebbe battere questa combinazione? Forse pensi che Salomone fosse la persona più felice sulla faccia della terra. Ma ecco come conclude:

«Vanità delle vanità», dice l’Ecclesiaste, «vanità delle vanità, tutto è vanità». Che profitto ha l’uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il sole? Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole… e ho applicato il cuore a cercare e a investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo… tutto è vanità, è un correre dietro al vento.(Ecclesiaste 1:1-14)

Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole… Così sono arrivato a far perdere al mio cuore ogni speranza su tutta la fatica che ho sostenuta sotto il sole… Anche questo è vanità, è un male grande. Allora che profitto trae l’uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò che gli è costato tanta fatica sotto il sole? Anche questo è vanità. (Ecclesiaste 2:11-23)

Non sembra un uomo felice! In una delle sue poesie, Il Cantico dei Cantici, lui descrive una storia d’amore erotica e ardente, che probabilmente stava vivendo – una cosa che apparentemente sembrava fornirgli felicità per tutta la vita. Ma alla fine, la sua relazione amorosa, non gli diede una soddisfazione a lungo termine.

Le mie ricerche, tra amici o nella società, sembravano esattamente quelle che Salomone fece, mentre cercava di vivere una vita piena di soddisfazione. Mi aveva comunque avvertito attraverso i suoi scritti, che non avrei trovato nessuna risposta seguendo quei percorsi. Quindi pensai che forse era arrivato il momento di esplorare altre strade, meno percorse.

Oltre a questo, c’era un altro aspetto della vita che mi preoccupava parecchio. La stessa cosa turbava anche Salomone.

Infatti, la sorte dei figli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte: come muore l’uno, così muore l’altra. Hanno tutti un medesimo soffio, e l’uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia… Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengono dalla polvere e tutti ritornano alla polvere. Chi sa se il soffio dell’uomo sale in alto e se il soffio della bestia scende in basso nella terra? (Ecclesiaste 3:19-21)

Woody Allen contro Salomone

La morte è definitiva e regna assoluta su di noi. Come ha scritto Salomone, è il destino che attende tutte le persone, buone o cattive, religiose o meno. Woody Allen ha diretto e pubblicato il film Incontrerai l’Uomo dei Tuoi Sogni. La pellicola fornisce uno sguardo divertente ma serio, sulla morte. In un’intervista durante il Festival di Cannes, il regista svelò cosa pensasse della morte, con un umorismo ben noto da tutti.

“Il mio rapporto con la morte rimane lo stesso – sono fortemente contrario ad essa. Tutto quello che posso fare è aspettarla. Non c’è alcun vantaggio nell’invecchiare – non si diventa più intelligenti, più saggi, più tranquilli, benevoli – non accade nulla di tutto questo. Quello che succede è che avrai più mal di schiena, problemi di indigestione, la vista si abbasserà e avrai bisogno di un apparecchio acustico. È un brutto affare la vecchiaia e vorrei consigliarti di non invecchiare e se puoi evitala”.

Il regista ha poi concluso, parlando su come una persona dovrebbe affrontare la vita, data l’inevitabilità della morte.

“Bisogna vivere le proprie delusioni. Se uno guarda l’esistenza in modo onesto e trasparente, vedrà che essa è un’impresa piuttosto cupa. Questo è e sarà il mio punto di vista sulla vita – ho una visione molto cupa e pessimistica al riguardo… Sento che [la vita] è un’esperienza cupa, dolorosa, da incubo, senza senso e che l’unico modo per essere felice è credere a delle bugie, ingannando te stesso”.

Dunque sono queste le uniche scelte che abbiamo? O percorriamo la via onesta di Salomone, rassegnandoci di fronte alla totale inutilità e vanità dei piaceri che inseguiamo, oppure scegliamo ciò che consiglia Woody Allen, “credere a delle bugie ingannando noi stessi”, per poter vivere una felice “illusione”? Nessuna di queste due scelte sembrava accattivante. Strettamente legata alla morte era per me la questione dell’eternità. Esisteva davvero il Paradiso o (ancora più inquietante) un luogo di giudizio eterno: l’Inferno?

Nell’ultimo anno di liceo avevo un compito in cui dovevo raccogliere cento pezzi di letteratura (tra cui poesie, canzoni, racconti, ecc.). La maggior parte della mia collezione affrontava queste problematiche, permettendomi di “incontrare” e ascoltare tante altre persone, che avevano combattuto le mie stesse battaglie. Esse appartenevano a diverse epoche, contesti educativi, filosofie e generi di stili di vita.

Il Vangelo – Pronti a prenderlo in considerazione

Ho incluso alcuni dei detti famosi di Gesù riportati nei Vangeli come:

… io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (Giovanni 10:10)

Mi venne in mente che forse, dico forse, il Vangelo poteva essere la risposta alle domande che mi stavo ponendo. Dopotutto, il Vangelo (prima era stato una parola religiosa senza significato) significava letteralmente “buona notizia”. Era davvero una buona notizia? O lo era più o meno per sentito dire? Per rispondere a questa domanda, sapevo di dover percorrere due strade. Prima di tutto, dovevo iniziare ad aprirmi in modo intelligente al Vangelo. In secondo luogo, avendo vissuto in diverse culture religiose, avevo conosciuto persone e letto autori, che avevano molte obiezioni e idee contrarie ad esso. Queste persone erano informate e intelligenti. Dunque avevo bisogno di pensare criticamente al Vangelo, senza però essere solo un critico insensato o un credente con una testa vuota.

La verità è che quando si intraprende questo tipo di viaggio, non si riesce mai a comprendere tutto; ma ho imparato che il Vangelo fornisce risposte alle questioni sollevate da Salomone. Il suo scopo è in realtà quello di affrontare questi aspetti: una vita piena, la morte, l’eternità e le preoccupazioni quotidiane, come l’amore nelle nostre relazioni familiari, la colpa, la paura e il perdono. Il Vangelo afferma che esso è un fondamento, su cui possiamo costruire le nostre vite. Una persona magari può non necessariamente apprezzare le risposte fornite dal Vangelo, può non essere d’accordo con esse o può non crederle, ma dato che esso affronta queste domande profondamente umane, sarebbe sciocco rimanere disinformati al riguardo.

Un’altra cosa che ho imparato è che il Vangelo a volte mi metteva molto a disagio. In un’epoca in cui siamo spinti a provare tutto con calma, esso ha sfidato il mio cuore, la mia mente, la mia anima e la mia forza che, sebbene offra la Vita, non è una strada facile da percorrere. Se prenderai del tempo per esaminare il Vangelo, potresti arrivare alla mia stessa conclusione. Un buon punto di partenza è guardare una frase chiave che riassume il messaggio evangelico.

La Risurrezione di Gesù: Realtà o Finzione?

Ai giorni nostri moderni e civili, a volte ci chiediamo se le credenze popolari, specialmente quelle che parlano della Bibbia, siano solo delle vecchie superstizioni. La Bibbia narra di tanti miracoli avvenuti, ma probabilmente la storia più incredibile è quella che racconta la morte di Gesù Cristo, crocifisso su una croce e poi risorto a Pasqua.

Esistono delle prove razionali, per prendere sul serio il racconto di Gesù che risorge dai morti? Per la sorpresa di molti, si può affermare chiaramente che la risurrezione di Gesù è avvenuta e questa deduzione si basa su dati storici, non su credenze religiose.

Quest’argomento merita un’attenta indagine, poiché ha un impatto diretto sulle nostre vite. Dopo tutto, ognuno di noi morrà, non importa quanti soldi, istruzione, salute e altri obiettivi avremmo raggiunto. Se Gesù ha sconfitto la morte, allora c’è una speranza anche per noi, mentre ci avviciniamo alla fine dei nostri giorni sulla Terra. Diamo un’occhiata ai principali dati storici e alle prove della Sua risurrezione.

Il Contesto storico di Gesù: Tacito e Giuseppe Flavio

Il fatto che Gesù sia esistito e morto pubblicamente, cambiando il corso della storia, è inconfutabile. Non è necessario leggere la Bibbia per verificarlo. La storia registra diversi riferimenti riguardo a Gesù e all’impatto che Egli ha avuto durante l’epoca in cui è vissuto. Diamo un’occhiata a questi due personaggi. Il governatore romano Tacito fece un affascinante riferimento a Gesù, quando registrò come l’imperatore romano Nerone giustiziò i cristiani del I secolo (nel 65 d.C.), incolpandoli dell’incendio di Roma. Ecco cosa scrisse Tacito nel 112 d.C.:

‘’Nerone… punì con le torture più raffinate, le persone comunemente chiamate cristiani, odiati perché in gran numero. Christus, il fondatore, fu messo a morte da Ponzio Pilato, procuratore della Giudea durante il regno di Tiberio; ma questa dannosa superstizione, repressa per un certo periodo, si espanse di nuovo, non solo attraverso la Giudea, dove ha avuto origine tale malvagità, ma anche nella città di Roma. (Tacito, Annali XV. 44)

Tacito conferma: 1) che Gesù era una persona storica; 2) che era stata giustiziata da Ponzio Pilato; 3) nel 65 d.C. (il tempo di Nerone) la fede cristiana si era diffusa in tutto il Mediterraneo, dalla Giudea a Roma, con una tale potenza, che l’imperatore di Roma sentì il dovere di affrontarla. Notate che Tacito racconta  questi avvenimenti con una certa avversione, perché considera il movimento che Gesù ha iniziato una “malvagia superstizione”. È contrario, ma non nega la sua storicità.

Giuseppe Flavio era un leader militare ebreo che scriveva ai romani del I secolo. Egli ha riassunto la storia degli ebrei dall’inizio, fino al tempo in cui è vissuto. Così facendo ha descritto il tempo e la missione di Gesù con queste parole:

‘In quel periodo viveva un uomo saggio… Gesù… buono e… giusto. E molte persone tra gli ebrei e le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo fece condannare e morire crocifisso. I suoi discepoli non smisero di essere suoi testimoni. Raccontarono di averlo visto vivo tre giorni dopo la sua crocifissione.’ (Giuseppe Flavio, 90 d.C. Antichità XVIII. 33)

Giuseppe Flavio conferma che: 1) Gesù esisteva, 2) era un insegnante religioso, 3) i Suoi discepoli proclamarono pubblicamente la risurrezione di Gesù. Dunque, da questo quadro del passato, sembra che la morte di Cristo sia stata un evento ben noto e che la Sua risurrezione, secondo il mondo greco-romano fu una invenzione dei Suoi discepoli.

Il Contesto storico – secondo la Bibbia

Luca, medico e storico, fornisce ulteriori dettagli su come questa fede progredì nel mondo antico. Ecco il suo brano dalla lettera degli Atti nella Bibbia:

‘I sacerdoti e il capitano del tempio… si avvicinarono a Pietro e Giovanni… Erano molto turbati perché gli apostoli stavano insegnando al popolo e proclamavano la risurrezione di Gesù dai morti… Arrestarono Pietro e Giovanni… mettendoli in prigione… Quando videro la schiettezza di Pietro e Giovanni si meravigliarono perché si erano resi conto che erano popolani, senza istruzione… “Cosa faremo a questi uomini?” si chiesero”. (Atti 4:1-16, 63 d.C.)

‘Quindi il sommo sacerdote e tutti quelli che erano con lui… arrestarono gli apostoli e li gettarono nella prigione pubblica. … erano furiosi e volevano metterli a morte … Chiamarono gli apostoli e li fecero frustare. Poi ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù e li lasciarono andare”. (Atti 5:17-40)

Notiamo che i leader fecero di tutto per bloccare questa nuova credenza. Queste prime controversie si verificarono a Gerusalemme, la stessa città in cui solo poche settimane prima Gesù era stato pubblicamente giustiziato e sepolto.

Da questi dati storici possiamo indagare sulla resurrezione, soppesando tutte le possibili alternative, valutando quale di loro ha più senso – senza pregiudicare per “fede”, qualsiasi resurrezione soprannaturale.

Il corpo di Gesù e la tomba

Abbiamo solo due alternative riguardo al corpo morto di Cristo. O la tomba era vuota quella domenica mattina di Pasqua o conteneva ancora il Suo corpo. Non ci sono altre opzioni.

Supponiamo che il Suo corpo sia rimasto nella tomba. Mentre riflettiamo sullo svolgimento degli eventi storici, emergono delle difficoltà. Perché i leader romani ed ebrei di Gerusalemme avrebbero dovuto prendere misure così estreme, per fermare le storie che narravano di una risurrezione, se il corpo si trovava ancora nella tomba? Perché volevano interrompere la diffusione pubblica del messaggio che Gesù era risorto dai morti, da parte dei Suoi discepoli? Se il corpo di Gesù fosse stato ancora nella tomba, sarebbe stato semplice per le autorità presentare la Sua salma, davanti a tutti. Ciò avrebbe screditato il nascente movimento, senza dover  imprigionare, torturare e martirizzare i discepoli.

Considera che proprio in quel momento, migliaia di persone si convertirono, credendo alla resurrezione fisica di Gesù a Gerusalemme. Se io fossi stata una di quelle persone in mezzo alla folla che ascoltava Pietro, mi sarei chiesto se era il caso di credere a questo incredibile messaggio (si rischiava di essere perseguitati). Avrei almeno preso una pausa pranzo per andare alla tomba e vedere con i miei occhi se il corpo fosse ancora lì. Se il corpo di Cristo fosse stato ancora nella tomba, questo movimento non avrebbe guadagnato tanti seguaci, in un ambiente così ostile, con tante prove incriminanti a portata di mano. Quindi era improbabile che il corpo di Cristo si trovasse nella tomba. Tutto questo non aveva alcun senso.

I discepoli hanno rubato il corpo?

Naturalmente ci sono altre possibili spiegazioni per una tomba vuota, oltre a una risurrezione. Tuttavia, qualsiasi spiegazione per la scomparsa del corpo, deve tenere conto anche di questi dettagli: il sigillo romano sulla tomba, la pattuglia romana che la custodiva, la grande pietra (del peso di 1-2 tonnellate) che copriva l’ingresso della tomba, i 40 kg di agenti imbalsamatori sul corpo. E l’elenco continua. Lo spazio non ci consente di esaminare tutti i fattori e gli scenari, per chiarire perché il corpo non fosse nella tomba, ma la spiegazione più contemplata è sempre stata quella secondo la quale i discepoli avessero rubato il corpo, nascondendolo da qualche parte, per ingannare la gente.

Supponiamo che questo scenario sia vero; non ci viene spiegata con alcuna argomentazione in che modo i discepoli, scoraggiati e nascosti, per paura di essere uccisi dopo l’arresto di Gesù, si fossero riuniti per escogitare un piano per rubare il corpo, superando con astuzia la guardia romana, rompendo il sigillo, spostando l’enorme roccia che copriva la tomba e fuggendo via con il corpo imbalsamato – facendo tutto senza subire perdite (visto che tutti erano diventati testimoni pubblici). Supponiamo che abbiano gestito tutto con successo, per poi entrare sulla scena mondiale, dando inizio ad una fede religiosa basata sul inganno.

Molti di noi oggi credono che ciò che ha motivato i discepoli sia stata la necessità di proclamare fratellanza e amore tra gli uomini. Ma torna a leggere di nuovo il racconto di Luca e quello di Giuseppe Flavio e noterai che dicono esattamente il contrario: “Gli apostoli stavano insegnando e proclamando al popolo un Gesù risorto dai morti”. Questo tema è fondamentale nei loro scritti. Nota inoltre come Paolo, un altro apostolo, valuta l’importanza della risurrezione di Cristo:

Poiché… vi ho prima di tutto trasmesso che Cristo morì… fu seppellito, è risuscitato il terzo giorno… è apparso a Pietro, e poi ai Dodici… Se Cristo non è stato risuscitato, la nostra predicazione è vana… eppure la vostra è vana… Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini… Se ho lottato per fini umani contro le belve a Efeso qual è il mio guadagno? Se i morti non risuscitano, “mangiamo e beviamo perché domani morremo….” (I Corinzi 15:3-32, 57 d.C.)

Chiaramente, nella mente dei discepoli l’importanza della risurrezione di Cristo e la loro testimonianza, erano il centro del loro movimento. Supponiamo che questo fosse falso: che questi discepoli avessero davvero rubato il corpo, in modo che la contro-prova del loro messaggio non potesse esporli. Avrebbero potuto quindi ingannare con successo il mondo, ma loro stessi avrebbero saputo che ciò che stavano predicando, scrivendo, creando grandi sconvolgimenti, era falso. Eppure avevano dato la vita (letteralmente) per questa missione.

Perché avrebbero dovuto farlo – SE avessero saputo che la base era falsa? Le persone danno la vita per delle cause, perché credono in ciò per cui combattono o perché si aspettano qualche beneficio dalla vicenda. Se i discepoli avessero rubato il corpo e lo avessero nascosto, tutte le persone saprebbero che la risurrezione non era vera. Considera dalle loro stesse parole il prezzo pagato dai discepoli per la diffusione del loro messaggio – e chiediti se pagheresti un prezzo così personale per qualcosa che sapevi essere falsa:

Siamo sotto pressione da ogni parte… perplessi… perseguitati, colpiti… esternamente stiamo sprecando via… in grande resistenza, in difficoltà, angoscia, percosse, incarcerazioni e rivolte, duro lavoro, notti insonni e fame… picchiati… tristi… poveri… non avendo nulla. Cinque volte ho ricevuto dagli ebrei 39 frustate, tre volte sono stato picchiato con le verghe, una volta lapidato, tre volte sono stato naufragato, … sono stato in pericolo dai fiumi, dai banditi, dai miei stessi connazionali, dai Gentili, in città, in campagna, in mare. in fatiche e in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità. … Chi è debole senza che io non mi senta debole con lui? (II Corinzi 4:8– 6: 10; 11:24-29)

Più considero l’eroismo sfrenato di tutte le loro vite (nessuno di loro ha “ceduto” alla fine e “confessato”), più trovo impossibile che non credessero sinceramente al loro messaggio. Ma se lo avessero creduto, di certo non avrebbero potuto rubare e sbarazzarsi del corpo di Cristo. Un rinomato avvocato penalista, che insegnò agli studenti di giurisprudenza ad Harvard come sondare le debolezze dei testimoni, fece questa osservazione sui discepoli:

“Gli annali della guerra militare difficilmente offrono simili esempi di una eroica costanza, di una tale pazienza e di coraggio inflessibile. Avevano mille possibili motivazioni per rivedere o ritrattare attentamente le basi della loro fede e le prove dei grandi fatti e verità che hanno affermato”. (Greenleaf,1874. Un esame della testimonianza dei quattro evangelisti secondo le regole di prova amministrate presso la Corte di giustizia, p.29)

A questo si collega il silenzio dei nemici dei discepoli: ebrei o romani. Questi testimoni ostili non hanno mai tentato seriamente di raccontare la storia “reale” o di mostrare come i discepoli si sbagliassero. Come afferma il Dr. Montgomery,

“Ciò sottolinea l’affidabilità della testimonianza della risurrezione di Cristo, che è stata presentata contemporaneamente nelle sinagoghe – proprio nelle fauci dell’opposizione, tra esaminatori ostili che avrebbero sicuramente distrutto il caso… se i fatti fossero stati diversi”. (Montgomery, 1975. Ragionamento giuridico e apologetica cristiana, p.88-89)

Non abbiamo lo spazio per considerare ogni aspetto di questa tematica. Tuttavia, l’incrollabile audacia dei discepoli e il silenzio delle autorità ostili del tempo, dicono che esiste la possibilità che Cristo sia  risorto e che vale la pena fare un esame serio e ponderato. Un modo per farlo è comprenderlo nel suo contesto biblico. Un ottimo punto di partenza sono i segni di Abramo e Mosè. Sebbene vivessero oltre mille anni prima di Gesù, le loro esperienze erano profezie predittive della morte e risurrezione di Gesù.